A.M.A. Calabria

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Cultura della montagna head2
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MOSTRA FOTOGRAFICA 
di Francesco Bevilacqua
 “Le colonne del cielo: grandi alberi di Calabria” 
Parco Nazionale della Sila Centro Visita del CFS “Antonio Garcea”Monaco – Vill. Mancuso, Taverna (CZ) 
Domenica 17 giugno 2012 


Con 450.000 ettari di foreste la Calabria è tra le prime quattro regioni più forestali d’ Italia. In epoca classica le sue selve erano assai famose, tant’è che Greci e Romani nominarono “hyle” e “silva” (ossia “la foresta” per antonomasia) tutto il rilievo centro-meridionale della Calabria, allora ricoperto, senza soluzione di continuità, da un atavico manto forestale. E se, come in tutto il mondo civilizzato, anche in Calabria la memoria delle grandi selve primigenie è stata spazzata via dalla protervia dell’uomo, qui, molto più che altrove, sono miracolosamente sopravvissute straordinarie testimonianze di quelle selve. Grandi alberi, isolati o raggruppati in piccole comunità, allignano infatti un po’ ovunque, dai monti alle marine, dalle valli ai crinali, epigoni di un passato mitico e fiabesco che si sta tentando faticosamente di preservare e tramandare. Sul Pollino vivono i più vecchi, possenti alberi d’Europa (uno di essi ha quasi 1000 anni di vita) appartenenti ad una specie, il pino loricato, che è considerata un vero e proprio relitto botanico della preistoria. In Sila Grande (Fallistro, Gallopane) ed in Aspromonte (Acatti, Afreni), invece, svettano dritti e portentosi come obelischi i pini larici, altra conifera endemica della Calabria, che annovera alcuni tra i più grandi alberi d’Europa (sino a 2 metri di diametro ed a 40 metri di altezza). L’abete bianco, invece, ha vetusti, ciclopici esemplari sul Pollino (Spinazzeta), in Sila Piccola (Gariglione, Femminamorta) e sulle Serre (Archiforo), ove talvolta il tronco raggiunge i 3 metri di diametro. I grandi faggi, dal tronco argenteo e colonnare sono sparsi dappertutto sulle montagne calabresi ma in particolare sull’Orsomarso (Petricelle, Montea, Piano Scarano, Vallone dello Sgrasso, Campicello, Valle del Rose, Nona). Lo stesso dicasi per gli aceri di monte – valle del Serravecchia e Serra Paratizzi (Orsomarso), Fallistro, Torre Camigliati e Arnocampo (Sila Grande), per i cerri – Serra Pataratixxi (Orsomarso), Ferdinandea (Serre), Castroregio (Pollino), per i roveri e le querce di Dalechamp – Monte Perre, Puntone Galera, Acatti (Aspromonte), valli del Colognati e del Cino (Sila Greca), per i castagni - Grisolia (Orsomarso), Cozzo del Pesco (Sila Greca), alla valle dell’Allaro (Serre). Ecco poi le roverelle, questi alberi meravigliosi le cui grandi chiome ad ombrello portano ombra alle campagne di Dasà o di Galatro, nella Piana di Sant’Eufemia, come in quella di Rossano sopravvivono, come giganti nelle cui vene scorre la linfa eterna della Magna Grecia.
 
con il contributo ed il patrocinio di
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